La mia intervista di Marzo su “Live Sicilia”

CATANIA – Si morde a malapena la lingua Manlio Messina, capogruppo di Area popolare a Palazzo degli Elefanti. Dissente su tutto. Anzi, non gli cala proprio quanto ha riferito il sindaco Enzo Bianco al nostro giornale. Imprecisioni ? “Ne ha dette un bel po’, non ci possiamo lamentare…”. C’è dell’humor. Ma non solo. E parte il contrappunto: “Dire che ha trovato un disastro non è affatto credibile – dice il leader dell’opposizione -. Fosse vero, i suoi stessi assessori dovrebbero rivedere alcune posizioni. Quello al Bilancio, ad esempio, pensa che il piano di rientro sia stato un grande risultato dell’amministrazione precedente, tanto da ritenerlo un figlio adottivo”. Insomma, il gioco è al confronto tra il prima e il dopo, e su questo Messina ha le idee chiare: “La giunta Stancanelli sì che ha trovato una situazione allarmante,ma dopo l’azione di risanamento, da Bianco ci si aspettava una ripartenza. Invece dobbiamo accontentarci  degli slogan, degli elefantini d’oro e delle piazze intitolate”.

Intanto la città deve fare i conti con il nodo Gioeni e con l’annuncio che il concorso d’idee annunciato dal sindaco non è più in cantiere. Sbuffa Messina: “Questo non fa altro che consacrare quanto avevamo detto noi. Si poteva aspettare un anno, programmare il tutto. Invece, per stupire con effetti speciali, dopo due anni siamo ancora in una situazione disastrosa, sia dal punto di vista estetico che della viabilità”.

E anche sul piano traffico per la movida, il capogruppo di Ap rispolvera il sarcasmo: “Un bilancio? Il consuntivo è ancor più disastroso del preventivo. L’ennesimo esperimento finito tra marce in dietro e ripensamenti. L’Amministrazione ha dato prova di scarsa programmazione. Sarebbe stato più opportuno avviare un dialogo tempestivo con le parti sociali e solo dopo intervenire. Ecco è stato fatto tutto il contrario di quello che si sarebbe dovuto fare normalmente”. Insomma, la questione Ztl – sempre per Messina – è la cifra di una progettualità frammentata: “Lavorando a macchia di leopardo si fa solo danno”.

Dopo sessant’anni, la grande incompiuta resta l’approvazione del Piano regolatore generale. Ed è qui che si fa avanti l’opposizione, lanciando un’iniziativa chiamata a dare una scossa all’agenda politica di Palazzo degli Elefanti: “Saremo noi a portare una nostra proposta in aula”. Messina vuole dunque giocare d’anticipo. Lo scopo è sconfessare la presunta melina sul Piano metropolitano: “Un’idea semplicemente fantasiosa. Se dopo tantissimi anni Catania non ha ancora il suo, immaginiamoci quanti ne dovranno passare per tutta l’Area. Quanti ce ne vorranno per mettere d’accordo tutti i sindaci dei comuni limitrofi?”. E sulla variante centro storico annuncia battaglia: “Non si può pensare a un centro città arredato e a una periferia in piena sofferenza. Tutto il territorio deve avere un rilancio. Ogni altra soluzione è semplicemente assurda”.

Toni barricaderi, ma la storia di questa opposizione ha conosciuto fasi non delle più dure. Anzi, il risultato effettivo è stato che più volte la maggioranza è stata salvata al novantesimo proprio dal centrodestra. Corre ai ripari Messina, che si blinda dietro al tono responsabile: “La nostra azione è sempre stata costruttiva. Ciò che è passato grazie ai nostri voti, ha sempre previsto anche l’approvazione di emendamenti da noi partoriti e che in alcuni casi hanno stravolto addirittura gli stessi testi della giunta. Insomma, non abbiamo mai dato un appoggio incondizionato”.

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